Nonostante l''80% delle pre-collezioni (o "Resort") Primavera 2012 possa essere riassunto con l'aggettivo "noioso" (troviamo per l'ennesima volta righe, color blocking, fluo, pois e pizzo; tutto già visto, tutto ormai -da tempo- passato), vi sono alcuni/e (pochi, purtroppo) pezzi/collezioni che, nel complesso o per una loro particolare caratteristica, sono a mio parere davvero degni di nota.
Mi riferisco in particolare a:
- I colori di Missoni:
Tralasciando il fatto che rimango sempre affascinata dalla lavorazione, dalle
trame e dai giochi di colori dei capi Missoni (e quando dico affascinata intendo
letteralmente "imbambolata", tanto da dimenticarmi chi ho intorno), le nuances
della collezione Resort 2012 mi hanno conquistata: si passa da toni pastello
quali rosa, pesca e azzurri tenui a colori più marcati ma mai troppo decisi come
il senape (meraviglioso), l'azzurro e tutta una scala di viola (si parte dal lilla,
passando dal glicine al mauve, sin quasi ad arrivare al prugna intenso).
I capi poi sono portabili e componibili, pensati per il quotidiano e assolutamente
adatti per i cambi di stagione. Da provare.
"Some people think luxury is the opposite of poverty. It is not. It is the opposite of vulgarity.” -Coco Chanel-
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martedì 21 giugno 2011
Il meglio di: Resort 2012 (parte 1) - Best of: Resort 2012 (part 1)
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mercoledì 24 novembre 2010
Lanvin for H&M: io NON c'ero - Lanvin for H&M: I wasn't there
Ieri, 23 novembre 2010, è stata una data storica. No, non perché si è celebrato il 30esimo anniversario del Terremoto in Irpinia e neanche perché ho aperto ufficialmente questo blog, ma perché da ieri (o per meglio dire, ieri) in 200 stores selezionati in tutto il mondo (7 in Italia) è stata messa in vendita l’ormai celeberrima collezione “Lanvin Loves H&M”.
So che non sarà certamente il modo più simpatico per introdurmi nel (già sovrappopolato) mondo dei "fashion blog", ma non potevo esimermi dal parlare dell'enorme (gonfiato?) fenomeno del momento.
Premettendo che ho sempre amato alla follia l'eleganza dello stile Lanvin (come non ricordare, per citare solo un esempio, il delizioso miniabito da sposa indossato da Sarah Jessica Parker nel primo film di "Sex and the City"?) e che circa il 40% del mio guardaroba proviene da H&M, secondo me in questa collaborazione qualcosa non ha funzionato.
Tutto quello che ho visto in questa collezione (parlo della parte femminile, sull’abbigliamento maschile non mi ritengo in grado di esprimere commenti) sono stati capi d'abbigliamento spesso importabili, ricopiati, di bassa qualità e dai prezzi ingiustificati. Mi spiego meglio: avrete letto ovunque come diversi pezzi, soprattutto abiti, siano stati liberamente realizzati a partire da bozze di collezioni passate Lanvin, in particolare dalla collezione P/E 2009 (basti pensare al famoso vestito monospalla rosa accesso, che nella sfilata in questione era invece di uno splendido color rosso acceso); ora, riferendomi in particolare agli abiti, c'è da dire che ciò che mi ha fatto particolarmente specie non è stata tanto la palese ricopiatura, quanto più il fatto che si è pensato di copiare, insieme al modello, anche il metodo di realizzazione del capo originale. Nulla di più sbagliato. Il cosiddetto “taglio a vivo” dà un effetto semplicemente splendido se effettuato su tessuti di ottima fattura, ma se invece la stoffe impiegate sono di bassa qualità, l’effetto finale è quantomeno orrido, in quanto la tecnica di taglio causerebbe alle estremità del capo la fuoriuscita di fili e il lavoro sembrerebbe incompiuto (ricordo inoltre che si presuppone che gli abiti in questione vengano indossati durante circostanze particolari -vedi aperitivi ecc-; ora mi chiedo: chi mai metterebbe ad un evento di un certo tipo un vestito da cui pendono visibilmente dei fili? La risposta la lascio a voi). Comunque, H&M avrà davvero tanti pregi, ma se solitamente è costretta a rinunciare ad una parte di qualità per abbattere i costi di produzione (puntando quindi sulla quantità di capi venduti), qui aveva invece la possibilità di offrire alle proprie clienti un’esperienza nuova: avrebbe potuto innalzare il livello qualitativo dei suoi capi, giustificando così un leggero aumento dei prezzi.
Quello che è stato fatto invece è, a mio parere, il peggio del peggio: non solo è stato mantenuto il medesimo livello (basso) di qualità, ma i prezzi sono stati notevolmente alzati. Come si dice: oltre il danno, la beffa.
E, vi dico, sono stati tutti questi “dettagli” a farmi passare da “arriverò davanti al negozio alle 3 del mattino” a “ma che si tengano i loro vestiti, tanto il tutto esaurito lo faranno lo stesso, anche senza di me” e che mi hanno messo un velo di tristezza: il sold out lo faranno lo stesso sì, ma i (tanto agognati) vestiti alla fine, se non siete “fashion icons” o del settore (ma anche lì la bocca mi si storce), rimarranno per la gran parte del tempo chiusi negli armadi, perché non saprete mai quando metterli; peccato.
Che cosa ne pensate?
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